Raimondo di Sangro rende omaggio a Giovanni Battista Pergolesi
nel 3° centenario della nascita

Santuario di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli

il concerto del Maestro Enzo Amato ambientato nei luoghi ove Pergolesi trascorre il suo ultimo scorcio di vita presso il Convento dei Cappuccini, sarà accompagnato dall’anteprima del libro: “La favola alchemica di Raimondo di Sangro” di Elviro Langella.

Furono alcuni de’ Gentili, che dissero i Dei esser composti
di numeri, e armonie, come gli Uomini di anima, e corpo

Musica, dall’Iconologia di Cesare Ripa
pubblicato da Raimondo di Sangro1

“… In questo vagare del pensiero si assopì lievemente, la testa reclinata sulle braccia conserte, poggiate al legno del banco da lavoro. Su in salone Carlotta Maria suonava al piano l'aria di Pergolesi che le riusciva bene.

L'eco di quelle note impediva a Raimondo la tentazione del sonno. Suscitava vaghi sconnessi ricordi sul musicista suo coetaneo, gravemente ammalato quando gli era stata commissionata la cantata il Tempo Felice, da rappresentare nel teatrino ducale di Torremaggiore. Pergolesi era morto a ventisei anni e la sua cantata era stata terminata da un altro. Tentando di rammentarne il nome cedette un poco al sonno”. 2

Sembrerebbe impossibile non riconoscere nella versatile erudizione e nella nota sensibilità estetica del principe di Sansevero un’intima confidenza anche con l’arte della musica che pesca le sue radici già nei primi, imprescindibili anni della propria formazione al Collegio romano. Affidato alle cure del sapiente gesuita Filippo Bonanni – come abbiamo ragione di credere – poteva affacciare la sua insaziabile fantasia al mirabolante mondo di Athanasius Kircher. La sua Wunderkammer, il geniale museo sospeso tra scienza e sogno, non poteva non lasciare suggestioni indelebili nel giovane convittore Raimondo. Proprio Bonanni, l’inesausto maestro che, incurante della gravosa zavorra d’una età incalcolabile, affiancava alla ricerca scientifica un’inesauribile creatività, si era fatto carico di riportare all’antico splendore il museo kirchieriano, rivelando una speciale predilezione per gli strumenti musicali collazionati nel Gabinetto Armonico, oggetto dell’omonimo, pregevole catalogo etnomusicologico da lui dato alle stampe.

L’intera Cappella Sansevero mostra in filigrana l’ispirazione originaria del tempio massonico che attinge alle fonti del mondo classico, e fonda il modello paradigmatico dell’architettura sulle armonie primigenie scandite dagli intervalli musicali. Decor e symmetria nel tempio sognato dal Sansevero consacrato alle Virtù che ispirano il Libero Muratore, si uniformano a quella durevole concezione dell’architettura che fino all’Ottocento identifica intimamente i propri canoni con un’estetica improntata ai rapporti pitagorico-musicali soggiacenti alla geometria delle forme.

Non è difficile cogliere l’eloquente enunciato di tali teorie finanche nei più riposti e pur illuminanti dettagli architettonici che affiorano, ad esempio, nell’allegoria dell’Educazione. In questo gruppo plastico del Queirolo, meglio non si sarebbe potuto esprimere “l’opinione di molti antichi gentili, che senza consonanze musicali non si potesse avere la perfezione del lume da ritrovare le consonanze dell’anima, e la simetrìa, come dicono i Greci, delle virtù”. [Cesare Ripa, Op. cit.]

La cultura alchemica di Raimondo di Sangro getta i presupposti imprescindibili sia alla pratica di laboratorio sia all’intimo percorso di perfezionamento intrapreso con l’iniziazione massonica, concorrendo per insospettate vie parallele, ad affinare una speciale sensibilità musicale. È ben noto ai cultori di discipline esoteriche come l’alchimia sposi l’arte della musica, fino ad incarnarne la segreta quintessenza che trascende i sensi comuni. L'arte dei suoni fornisce il nutrimento spirituale per predisporre a operare positivamente su se stesso e sulla materia. All’adepto che sa ascoltare, le Fughe di Michael Maier riservano rivelazioni sapienziali.

l’ispirazione del Cristo velato sulle note dello Stabat Mater

Ho condiviso da subito l’illuminante intuizione del maestro Enzo Amato che mi invitava a riconoscere un sotterraneo intreccio di sentimenti di ammirata amicizia e di affinità spirituale intercorrenti tra il principe e il Pergolesi, attestati da una sorprendente contiguità di ispirazione all’origine dei due capolavori d’arte sacra del ‘700 celebrati dal nostro trecentenario: il Cristo velato del Sanmartino e lo Stabat Mater, vero testamento del compositore jesino che avrebbe commosso il mondo proprio in forza della sua disarmante umanità, fragile ed eroica al contempo.
Le segrete corrispondenze indagate dalla lucidissima lettura di Enzo Amato, che quasi fanno riaffiorare in filigrana la confessione dell’irreparabile perdita dell’amico sussurrata nella più accorta pudicizia, mettono in luce un’insospettata sinestesia nella scrittura dello spartito, allo specchio dei valori plastici della scultura della Cappella napoletana. Come partorita da un crogiolo ribollente alchemiche sublimazioni, l’intuizione dell’immagine del Cristo emblematica dell’intero universo allegorico del tempio massonico della Pietatella, perviene sia pure per un diverso percorso iniziatico, ad un analogo viaggio dell’anima attraverso il sofferto viatico nella carne dell’uomo.

Per Raimondo, primo autentico artista-comittente, il sapiente labor limae del vero scultore avrebbe trasmutato la pietra in aurea luce fiammante, insostenibile a sguardi profani.
Quale sorpresa sarebbe stata, nella penombra della Fenice, quando la fiamma dei due lumi perpetui, ardente di quel fuoco integro miracolosamente scoperto dal principe, avesse acceso il lucore sognato, risvegliando alfine, quel marmo! Quale connubio perfetto tra l’arte, la nuova scienza del Sansevero e il sacro fuoco del Graal rinato per effetto della sua Sublime Filosofia! Il messaggio destinato all’iniziato al tempio della Virtù del Sansevero riassume nel corpo mistico e al contempo umano, il modello ideale nel quale identificare le più alte aspirazioni etiche. Ad esse, senza ombra di dubbio, aspirava Raimondo, primo Gran Maestro della Libera Muratoria d’Italia prima che il suo sogno fosse tragicamente infranto dall’editto di condanna del 10 luglio 1751 e la conseguente repressione, umiliandolo con l’immeritata incomprensione di tutti.

Il fuoco segreto dell’Athanor

Pozzuoli presentazione
Il frammento è tratto dalla Favola Alchemica di Raimondo di Sangro

Non sopportando che il mal sottile giungesse a infiacchirlo, a divorarlo fin dentro il nocciolo dell’anima, svuotandolo della salvifica ispirazione, nell’estremo inebriante delirio sognò l’estasi della discesa dalla croce. Il suo corpo, in quel transito, continuava sì a bruciare, ma di un ardore sottile che niente aveva della greve, deperibile materialità. Saggiando una ad una, le sue ossa, la sofferenza avrebbe ripercorso l’originario incarnarsi di dio dentro nude membra d’uomo. Inattesamente, in quell’estremo frangente, la vorticosa caduta nel baratro, lo avrebbe riconsegnato all’abbraccio amoroso di Maria. Si sarebbe accorto allora, che mai aveva smesso di essergli vicino. Per lui si era incarnata nel legno vivente della croce; per ogni stimmata aveva scalfito su di sé un uguale ferimento.

Pozzuoli presentazione

Le mistiche nozze con Maria, la sua rosa del mattino miracolosamente ritrovata, scolpirono nel cuore dell’artista la gemma d’un purpureo carbonchio: la Pietra perfetta agognata dall’alchimista. Stillò incorruttibile sale dal suo corpo mortale, sublimando l’umano Zolfo nell’amplesso col cielo divino ove in eterna, amorosa attesa, dimora Mercurio. “Non c’è che un solo tempio nell’Universo” dice il devoto Novalis 3 “e questo è il corpo dell’uomo. Nulla v’è di più santo di tale forma sublime. Chinarsi davanti agli uomini è fare una riverenza a questa rivelazione nella carne. Si tocca il cielo, quando si posa la mano su di un corpo umano!”.
Imparino gli uomini ad estrarre e purificare il Sale dalle salse paludi stagnanti delle loro passioni!

  1. Iconologia del cavaliere Cesare Ripa perugino notabilmente accresciuta d’Immagini, di Annotazioni, e di Fatti dall’abate Cesare Orlandi patrizio di Città della Pieve accademico augusto a sua eccellenza D. Raimondo di Sangro MDCCLXV
  2. Frammento dal romanzo Il principe di Sansevero di Alessandro Coletti
  3. Pseudonimo dello scrittore e filosofo tedesco Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg (1772 - 1801)

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